di Gaetanina Longobardi-
Montemiletto in provincia di Avellino è stato feudo dei della Leonessa e dei Tocco e divenne anche principato. Nel Castello feudale, costruito dai Normanni verso il 1200, varie volte dimora re Carlo di Borbone. Il maniero ebbe varie vicende storiche e nel 1419 sostenne gli attacchi dei Filangieri di Candida: anche qui furono imprigionati alcuni patrioti del nostro Risorgimento. Nella piccola chiesa di Sant’Anna vi sono degli interessanti affreschi.
Montemiletto è Mons Militum. Non c’è confusione nell’emozione di vederla. L’indugio si sposta a toccare la terra. Occorre camminare a piedi a Mons Militum. Si resta abbagliati quanto le costellazioni in cielo. Incombe la battaglia, padrone supremo di questo passato che non resta un sogno. È un uomo che ha un taglio obliquo sulla scapola, ma non si degna di guardarlo. Un re che urla comandi ai soldati intorno a lui. È il re degli Ostrogoti e il suo nome è Baduila, detto Totila che vuol dire L’Immortale. È salito al trono dopo due re, Ildebado ed Erarico, entrambi assassinati. È il nuovo re nel 541 e si propone di recuperare l’Italia con la forza delle armi e con il consenso della popolazione, e in quattro anni giunge a realizzare quasi del tutto il suo scopo.
Sconfigge i bizantini ovunque. La sua avanzata non si arresta. Nei pressi di Benevento, tocca a Mons Militum essere completamente distrutta. I greci fuggono dopo una battaglia senza possibilità di salvezza nonostante il nuovo re degli Ostrogoti dispone di un agguerrito esercito di soli 5000 uomini. Un quarto delle forze imperiali di Giustiniano.
La componente migliore dell’esercito di Totila è la cavalleria ostrogota, formata da un insieme di guerrieri coraggiosi e armati di lancia. Le loro cariche irruenti e temerarie mettono in difficoltà gli eserciti dei bizantini. Purtroppo per gli Ostrogoti, si tratta di cavalieri non dotati di corazza e quindi esposti al tiro degli archi. I cavalieri bizantini, invece, sono in grado di usare l’arco corto mongolico e le frecce mentre sono in sella e hanno appreso questa tecnica dai loro eterni avversari persiani.
Totila riesce a contrastare per oltre un decennio un esercito professionale e addestrato in modo omogeneo come quello di Giustiniano utilizzando un numero complessivamente inferiore di uomini e questi dalla preparazione militare disomogenea.
La grande epidemia di Peste che inizia in Egitto alla fine dell’anno 541 e prosegue per i quattro anni successivi, devastando per prima cosa Costantinopoli e mettendo fuori gioco per alcuni mesi lo stesso imperatore Giustiniano, che cade ammalato nel 542 e rimane a lungo in fin di vita, interrompe la catena di comando con l’Italia e facilita il compito di Totila nei suoi primi anni di regno. Il re ne approfitta per dirigersi verso il Meridione, dopo aver conquistato numerose città della Romagna e delle Marche. La prima città del Meridione a essere conquistata dai Goti è Benevento. Totila fa abbattere il più possibile le mura della città per rendere difficile il difenderla in caso di riconquista da parte dei Romani. Il ricordo del fallimento dell’assedio di Roma da parte di Vitige nel 537-38 è ancora forte, come bruciante è la memoria delle ingenuità commesse dai Goti che hanno provocato la perdita delle torri d’assedio approntate per assaltare le Mura Aureliane. Totila si dirige al castrum di Mons Militum, in pieno territorio bizantino. Lo distrugge completamente. Qui, secoli successivi, viene costruito il Castello feudale di Montemiletto.
Il re barbaro è giudice rigorosamente imparziale tra Romani e Ostrogoti, procede alla distribuzione delle terre alle popolazioni italiche in tal modo affrancate, conquistandone così la lealtà e promuovendone l’elevazione sociale.
Il legame con gli Ostrogoti non può essere reciso. La mancanza di fonti non diminuisce il significato di una Storia di un colore che non si riesce a distinguere. Dunque, occorre immaginare e raccogliere le tracce lasciate dagli uomini del passato. Qualche volta, occorre costruire un’armatura all’opera di ricerca, altre volte la testimonianza di una battaglia è simile a un tessuto sfilacciato tra le dita.
La voce di Benedetto Croce può aiutare: “Chi scrive la storia deve preoccuparsi di ciò che fu scritto e di ciò che non fu scritto”.
Buona vita, Mons Militum.
