di Gaetanina Longobardi-
STRIANO (NA) – Una serata all’insegna della grande musica d’autore e della tradizione napoletana ha animato il cuore di Striano in occasione dei solenni festeggiamenti patronali in onore di San Severino Abate. Sabato 26 settembre 2026, la cittadina si è stretta attorno a uno dei suoi appuntamenti musicali più attesi: il concerto di Enzo Gragnaniello.
L’artista partenopeo, voce autentica e profonda della canzone napoletana contemporanea, ha incantato il pubblico presente ripercorrendo i momenti più significativi della sua lunga carriera. Con la sua inconfondibile vocale graffiante e carica di pathos, Gragnaniello ha saputo intrecciare poesia, ritmi mediterranei e sonorità viscerali, regalando un’esperienza intensa e coinvolgente a tutti gli spettatori.
Quando intervisto il maestro Enzo Gragnaniello, accade di pensare alla vita. Alle volte che ascolto la sua musica in una delle tante giornate di studio. Alla sua musica, le corro incontro a piene bracciate. Qualche volta ho scoperto la voglia di possesso, il tentativo di migliorare perché scoprire di amare una voce e un testo di una canzone, mi rende felice. Come far parte di una storia a cui non sapevo di appartenere.
Maestro Gragnaniello, che rapporto ha con la sua storia?
La mia storia è biologica. Come era prima sono ancora adesso. Il mio rapporto è coerente, nel senso che quello che scrivo, quello che dico, quello che penso non ha interferenze. Cammina perfettamente con quello che io sono e rappresento ancora oggi.
La Questione Meridionale vuol dire Gramsci, vuol dire Salvemini. Qualche volta, viene strumentalizzata dalla politica. Cosa significa essere meridionalisti oggi?»
Il Meridione ha tenuto sempre delle proprie caratteristiche: la spontaneità e la cultura! Secondo me, oggi bisogna pensare invece alla parte essenziale, senza pensare alla parte etnica: da dove veniamo, chi siamo. Pensiamo, innanzitutto, che siamo anime. Dobbiamo portare dentro di noi l’esperienza quella vera, quella dei sentimenti, quella della verità. Tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla parte del mondo in cui nascono, provengono da una dimensione spirituale. Il nostro corpo serve a fare esperienza, a esplorare il pianeta. In una vita possiamo essere del Sud, in un’altra del Nord, in un’altra ancora possiamo nascere in Africa. Sono esperienze che deve compiere soprattutto l’anima, mentre la parte materiale è soltanto uno «scafandro», qualcosa che ci viene dato in prestito.
Se ci identifichiamo troppo con quella dimensione materiale, rischiamo di limitarci e di non riuscire a evolverci. Anche i nostri pensieri, invece, tendono spesso a rimanere chiusi entro confini molto stretti.
Ascolto la sua canzone Solo di te e ogni volta mi colpisce per la sua intensità. Mi racconta com’è nata? Da dove è arrivata l’ispirazione per una scrittura che, a mio avviso, unisce musica, parola e poesia?
Sì, quello è stato un momento passionale, che mi porta indietro di cinquant’anni, agli anni Settanta. Era il rapporto che avevo con una persona che amavo tantissimo e che mi amava altrettanto. Ed è tutto scritto lì: basta leggere quelle parole per capire quello che voglio dire.
Ascoltare le canzoni dell’album L’ammore è na Rivoluzione trafigge il cuore. La musica di Gragnaniello dentro L’unica ricchezza, A me basta, Io ce crer’ ancora, Ma che vuò cchiu, Song’ ’o specchio, Notte ’e passione, E po’ nun resta niente, Ma sta vita, E intanto ’o sole, Mez’ora ’e pace conduce al barlume di follia che non chiede perdono. Forse la condiscendenza che conduce alla risalita. Dipende da noi non frenare le emozioni. Grazie, maestro.






