di Carlo Pecoraro-
Dalla canzone napoletana alle atmosfere del tango, passando per il jazz d’autore e le contaminazioni tra musica e teatro: Finestra Jazz torna a Vallo della Lucania, nel cuore del Cilento, con quattro appuntamenti che intrecciano linguaggi, tradizioni e sensibilità artistiche. Sedici anni di musica per una rassegna che, sotto la direzione artistica di Maria Rosaria Nese, continua a costruire occasioni d’incontro tra interpreti affermati e progetti capaci di esplorare nuove strade sonore.
Ad aprire il festival, venerdì 16 ottobre, sarà Joe Barbieri con “Vulìo (‘na parola d’ammore)”, progetto nato dall’omonimo album pubblicato nel 2024 e dedicato alla grande canzone napoletana. Un omaggio personale e appassionato a un patrimonio musicale straordinario, che accosta capolavori senza tempo a brani contemporanei destinati, nelle intenzioni, a diventare nuovi classici. Un repertorio che il cantautore napoletano ha a lungo considerato quasi intoccabile, prima di scegliere di reinterpretarlo attraverso la propria sensibilità e una cifra stilistica maturata nel corso di un percorso artistico originale e indipendente. La voce e la chitarra classica di Barbieri dialogheranno con le corde manouche di Oscar Montalbano e con la DBguitar di Nico Di Battista. Una formazione che esplora le possibilità timbriche ed espressive degli strumenti a corda, restituendo nuova veste a pagine celebri della tradizione partenopea.
Sabato 17 ottobre sarà la volta del Duo Spleen, formato dalla fisarmonicista Rita Di Tizio e dal pianista Alessio Buccella. Il loro concerto si sviluppa come un viaggio musicale che parte dal nuevo tango di Astor Piazzolla, incontra la scrittura di Richard Galliano e si apre alle suggestioni del vals criollo e della Czardas. Non una semplice successione di brani provenienti da tradizioni differenti, ma un percorso interpretativo in cui arrangiamenti originali e improvvisazioni lasciano emergere la sensibilità dei due musicisti e la loro intesa.
Domenica 18 ottobre il festival accoglierà il Trio di Salerno, con Sandro Deidda al sassofono, Guglielmo Guglielmi al pianoforte e Aldo Vigorito al contrabbasso, arricchito per l’occasione dalla voce di Emilia Zamuner. Forte di oltre vent’anni di attività, il gruppo ha costruito una propria identità attraverso composizioni originali, standard jazz e riletture di repertori diversi. Al centro della proposta restano l’ascolto reciproco e l’improvvisazione, elementi che alimentano il dialogo tra voce, sax, pianoforte e contrabbasso, valorizzando l’esperienza e la personalità di ciascun interprete.
La chiusura, lunedì 19 ottobre, sarà affidata a Musica da Ripostiglio e al suo ironico “Perché da camera… ci sembrava eccessivo”. Già dal nome, la formazione rivela una spiccata inclinazione al gioco e all’ironia. Il progetto nasce dal lungo sodalizio artistico tra Luca Pirozzi, alla chitarra, al banjo e alla voce, e Luca Giacomelli, alle chitarre e ai cori, ai quali si sono aggiunti Raffaele Toninelli al contrabbasso e ai cori ed Emanuele Pellegrini alla batteria, alle percussioni e ai cori. Il quartetto propone un repertorio che alterna composizioni originali e classici della musica italiana e internazionale, con uno stile vivace e personale che rispecchia anche la lunga esperienza maturata sulle scene teatrali al fianco di artisti come Favino, Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Alessandro Haber e Giovanni Veronesi.
Quattro serate ad ingresso gratuito, dunque, per un festival che sceglie di attraversare generi e tradizioni differenti, lasciando che siano la qualità degli interpreti, la ricerca musicale e il piacere dell’incontro a tracciare il filo conduttore di questa sedicesima edizione.






