23 settembre 1943, muore Salvo D’Acquisto, il vicebrigadiere napoletano, eroe e martire

“Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura” (Salvo D’Acquisto)-

di Antonietta Doria-

Dopo essere stato per alcuni decenni Servo di Dio, nel 2025, Salvo D’Acquisto è stato dichiarato venerabile da Papa Francesco con il  processo di beatificazione in corso.

Nato a Napoli nel 1920, Salvo D’Acquisto frequenta il Ginnasio ma nel 1934 lascia gli studi per frequentare il conservatorio di San Pietro a Majella cantando da baritono. Con l’entrata dell’Italia in guerra, si arruola volontario per Campagna del Nordafrica (1940-1943) e poi viene mobilitato con la 608esima Sezione Carabinieri. Dopo alcuni mesi resta ferito ad una gamba e in seguito ad una forte febbre malarica rientra in Italia, viene aggregato a a Firenze, vicino Roma.

L’8 settembre 1943, con l’armistizio di Cassible,  cessavano le  ostilità tra gli Alleati e il Regno d’Italia ed il 23 dello stesso mese, in località Torre Perla di Polidoro, alcuni tedeschi  di un reparto di paracadutisti, furono investiti dall’esplosione di una bomba a mano mentre ispezionavano casse di munizioni abbandonate. Due paracadutisti morirono e due rimasero feriti. Il comandante del reparto attribuì la responsabilità dell’accaduto a gente locale e chiese la collaborazione dei Carabinieri della locale stazione, comandata temporaneamente, per l’assenza del maresciallo, dal vicebrigadiere Salvo D’Acquisto.

I tedeschi minacciarono una rappresaglia se entro l’alba non fossero stati trovati i colpevoli. L’indomani, Salvo D’Acquisto cercò di convincere i tedeschi che si era trattato di un incidente, ma questi diedero vita a  rastrellamenti catturando 22 uomini ed un ragazzino, che poi fu fatto scendere dal mezzo che li trasportava. Tutti erano stati prelevati a caso dalle loro abitazioni  e condotti nella Piazza di Polidoro, insieme allo stesso D’Acquisto che “quantunque malmenato e a volta anche bastonato dai suoi guardiani, serbò un contegno calmo e dignitoso“, come ebbe a riferire una testimone oculare.

Agli ostaggi fu ordinato di scavare con le vanghe una grande fossa comune, le operazioni durarono ore. Improvvisamente furono liberati. Salvo D’Acquisto si era sacrificato, accusandosi del presunto attentato, addossandosi la totale responsabilità dell’accaduto, morendo al grido “Viva l’Italia” come affermò un testimone. Il comportamento del militare italiano colpì i tedeschi che dissero: “Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte“.

Seppellito nel cimitero di Polidoro, nel giugno del 1947 per volere della madre le spoglie furono traslate nella città natale, tumulato presso il sacrario Militare di Posillipo. Nel 1986 furono traslate nuovamente nella prima cappella sulla sinistra della Basilica di Santa Chiara.

ARTICOLI CORRELATI :
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI PIU' LETTI :

spot_img