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sabato, 15 Giugno 2024
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Su RAI1 il film su Alda Merini. Intervista a Enza Alfano, autrice di “Folle d’amore”

di Claudia Izzo-

Folle d’amore-Alda Merini è il film andato in onda su RAI 1, in prima tv stasera, diretto da Roberto Faenza, con Laura Morante ed ispirato al libro “Perchè ti ho perduto” (Giulio Perrone Editore) della scrittrice napoletana Enza Alfano

Quella di Enza Alfano è una rivisitazione della biografia della “Poetessa dei Navigli”, l’anima nuda che non accetta compromessi con la mente abitata da ombre, l’artista che solo attraverso la poesia riesce a dare un nome che abita la sua anima.

Enza Alfano incentra il racconto sugli anni del ricovero al Pini, l’incontro con Giorgio Manganelli, la loro travolgente passione, lui sposato, con il doppio della sua età  e padre di due figlie, lei sedicenne. Lo strappo che Giorgio dà alla storia crea ferite non rimarginabili neanche con il matrimonio con Ettore Carniti, panettiere. La reclusione di Alda Merini  è viaggio all’inferno tra terapie umilianti, degrado, psicofarmaci, tra elettroshock, cura del sonno ed una voce femminile. Dopo la morte di Carniti, Alda Merini conosce e sposa Michele Pierri, medico e poeta tarantino, lei aveva 53 anni, lui 85.

Su quale aspetto si concentra nel suo libro?

Mi soffermo su quelle che sono le fragilità emotive, i disagi psichici che hanno preceduto la Legge Basaglia che, nonostante le sue vulnerabilità, cambia il modo di guardare al malato mentale che deve essere accolto e accudito e non stigmatizzato.

Sulla Merini si è già scritto tanto;  la mia prospettiva attraverso la narrazione, è quella dettata dall’indagine che conduco nella vita di questa donna che si spezza più volte, mostrando tutta la sua emotività e debolezza. Quello che si crea non è un clichè di arte e follia, ma un modo di sentire la vita in modo estremo arrivando al cuore delle cose. Mentre pensavo a come scrivere questa storia, la storia già c’era.

Noi tutti abbiamo questo lato fatto di ombre che copriamo con la luce. La poetessa era risucchiata da questi spettri ed aspettava di rinascere. Quando ciene internata si ha la perdita della ragione e dell’ispirazione poetica ma è nel manicomio che rinasce e ricomincia quando, morto il marito conoscerà Michele Pierri, medico e poeta di 30 anni più grande che sposerà.

Nel romanzo introduce un personaggio, Celeste, di grande importanza…

Celeste è un personaggio di mia invenzione, è la sua amica che la Merini ritrova nella struttura di cura e sente usurpato il suo ruolo di “folle”. Mi sono rifatta al suo libro in prosa del 1985, “La pazza della porta accanto”.

Com’è stato scrivere di una poetessa così profonda e devastata dal dolore al tempo stesso?

E’ stato molto liberatorio. Mi è sembrato di riscattare questa voce poetica. Noi siamo abituati ad una Alda Merini “pop” ma ci sono liriche molto chiare e belle, più divulgate dopo la sua frequentazione al Maurizio Costanzo Show.

Ho voluto cercare di tratteggiare la vita interiore di questa donna di grande profondità, capace di padroneggiare un linguaggio tra il biblico ed il metafisico. Ho voluto “liberarla” in un certo senso dopo 20 anni di internamento portandola fuori dalla struttura di cura.

Intessendo e riannodando questa storia rivisitata, che valore ha quindi dato alla scrittura?
Per me la scrittura ha avuto ha avuto un valore terapeutico, di liberazione, anche per me stessa, per le donne tutte che finivano internate; una sorta di riscatto. Nonostante i ricoveri la poetessa è stata madre quattro volte, ha amato, ha combattuto e si è mostrata libera in una società che la voleva ingabbiata.

Enza Alfano rivaluta dunque il periodo di internamento nel manicomio perchè è proprio qui che la poetessa ritrova la sua voce, la sua ispirazione ed è qui che si riscopre “Folle d’amore”.

Ed è nel film tv che noi ritroviamo Enza Alfano ad interpretare il ruolo di una delle infermiere del manicomio, un modo per la scrittrice, di stare accanto al suo personaggio…

 

 

 

 

 

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