di Claudia Izzo-
Quando i luoghi entrano a far parte della nostra vita, conquistando il nostro cuore, diventano parte di noi. Ci raccontano, ci catapultano in epoche diverse, narrano di tempi che furono, di personaggi, fanno affiorare sentimenti e provare indelebili emozioni. E questo è un qualcosa che ci fa sentire a casa, ci dona serenità, ci regala bellezza.
E’ questo il caso, per molti assidui frequentatori del Teatro Sannazzaro di Napoli, nel cuore del quartiere Chiaia, uno dei teatri più belli di Napoli, Centro di Produzione Teatrale con progetti e rassegne musicali legate alla cultura partenopea ed alla sperimentazione, proposte teatrali di altissimo livello, purtroppo colpito oggi da un grave incendio che ne ha compromesso completamente la struttura.
Una ferita profondissima al cuore di Napoli e al cuori di quanti lo amano, quando, stamane, giorno di Carnevale, si è appresa la notizia che un incendio l’ha letteralmente divorato . Avremmo voluto credere ad uno scherzo, data la giornata, anche se di pessimo gusto…
Addolorata la proprietaria, Lara Sansone, direttore artistico del Centro di Produzione Teatrale, Tradizione e Turismo del Teatro, nota al grande pubblico per il suo ruolo di Bice Cerruti ne “Un posto al sole”, che viene da una delle più antiche famiglie di teatro partenopeo. Nipote d’arte, sua nonna è Luisa Conte, storica prima donna di Eduardo de Filippo che ha fondato nel 1970 la Compagnia Stabile Napoletana del Teatro Sannazzaro di Napoli, di grande importanza nel tessuto artistico e culturale della città e della Campania tutta.
Soprannominato “bomboniera di via Chiaia”, il Teatro Sannazaro fu commissionato da Don Giulio Mastrilli, duca di Marigliano, all’architetto Fausto Nicolini, inaugurato con una “grande soirèe” il 26 dicembre 1847, alla presenza di tutta l’aristocrazia napoletana, con La petite Marquise di Henri Mailhac in scena. Sorge accanto alla Chiesa di Sant’Orsola, lì dove sorgeva un tempo il chiostro del Padri Mercedari spagnoli.
Per i suoi stucchi e per le decorazioni di Vincenzo Paliotti fu definito all’epoca “jolie bouquet”, primo teatro ad essere illuminato con luce elettrica. Ne hanno calcato la scena, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Virginia Marini, Adelaide Negri-Falconi, Ernesto Rossi, Ermete Novelli, Ermete Zacconi, Tina De Lorenzo, commediografi come Achille Torelli, Roberto Bracco, Eduardo Scarpetta. E proprio in questo tempio sacro avvenne lo storico incontro tra Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello.
La stampa del tempo ne parlava come di un gioiello tutto decorato in bianco e oro, con affreschi del Paliotti sul soffitto, e altre decorazioni “di un bello artistico semplice ed elegante in modo che l’occhio si riposa con compiacenza sopra un tutto armonico”. Il Roma parla della sua forma più circolare che ellittica, “è quasi grande quanto il Fiorentini: ha quattro ordini di palchi, oltre otto bégnoires, a livello della platea; la prima fila è in parte formata da un grande loggione con cinquantacinque poltrone; le altre file, oltre i due del proscenio, hanno quindici palchi comodi e belli…, uno dei più belli e graziosi teatri che conoscessimo”.
Trasformato in un cinema nel dopoguerra con pellicole di “terza visione”, rinacque a nuova vita con la ristrutturazione del 1969 ad opera di Nino Veglia e Luisa Conte, scritturata da Eduardo De Filippo. I lavori finirono nel 1971 con la sua riapertura. Alla morte di Nino Veglia, la gestione passò in mano alla moglie Luisa Conte con la figlia Brigida e il genero Mario Sansone che alla morte di Luisa lo hanno gestito con la figlia Lara ed il compagno Salvatore Vanorio. Nel 1995 la Compagnai Stabile Napoletana diventa Compagnia Stabile Luisa Conte, diretta dalla nipote Lara, mentre, nel 2018, è stato poi riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come Centro di Produzione teatrale.
Quando brucia un teatro, il dolore si diffonde ovunque. A bruciare non sono soltanto i velluti e gli stucchi, ma l’atmosfera magica, la memoria storica e culturale che racchiudeva. E’ la città tutta. E’ un affondo al cuore.
Di teatri che diventano roghi ce ne sono stati diversi nel corso del tempo: nel 1816 al Teatro San Carlo, il più antico teatro d’Europa, il fuoco si propagò da una lanterna distruggendo tutto e risparmiando soltanto le mura perimetrali. Fu poi ristrutturato dall’architetto Antonio Niccolini, padre dell’architetto Fausto che curò proprio la costruzione del Sannazaro. Il Politeama, edificato in via Monte di Dio nel 1870, che ha avuto tra i suoi spettatori il principe Umberto di Savoia che andava ad applaudire la sua Milly, bruciò nel 1957, dopo la prima di uno spettacolo di Wanda Osiris. La compagnia era appena arrivata al ristorante quando il portiere del teatro, giunse trafelato da loro per avvisare che “se stava appiccianno tutte cose”. Fu poi Nino Taranto, “con uno sforzo economico non indifferente”, a restituire il teatro ai napoletani completamente ricostruito con tecniche all’avanguardia.
Tutte fenici risorte e così sarà per il Sannazaro. Si rialzerà dalle sue ceneri e continuerà a diffondere cultura e bellezza, con accanto tutta la città di Napoli e tutta la Campania.
