di Gaetanina Longobardi-
Intorno alla figura di Federico II (1194–1250) ci sono tante leggende positive e negative. C’è amore alla corte di Palermo per lui. Studiare Federico e Palermo è come l’onda di una scoperta. Una corte penetrata dalla figura dello stupor mundi che la contraddistingue. Due generazioni di maestri di ogni provenienza si sono ritrovati a Palermo, hanno proseguito nel cammino della conoscenza. Ho immaginato i raffinati ludi intellettuali e la sala del trono che sembra rimpicciolire alla presenza del re di Sicilia. I quesiti che l’imperatore rivolge al suo astrologo e filosofo Michele Scoto, riportate nel Liber Particularis dello stesso Scoto. Federico II di Svevia gli pone una serie di interrogativi di carattere cosmologico, teologico e naturale: ad esempio, come è strutturata la Terra? Su cosa poggia la Terra e come si mantiene sospesa sull’abisso? Quanti sono i cieli, quali dimensioni hanno e come si muovono? Dove si trovano Paradiso, Purgatorio e Inferno? In che modo Dio siede sul suo trono ed è circondato da angeli e santi?
L’ammirazione per l’imperatore è anche in Oriente, al tempo della Crociata. Mentre erano in corso le trattative con il sultano d’Egitto Malik-el-Kamil (1218-1238) per la cessione di Gerusalemme. Federico pone alcuni quesiti anche agli scienziati musulmani. Il giurista arabo Qârâfî (1283/86) lo attesta, e un altro dotto del tempo, l’egiziano Schihahad-Din riferisce quali fossero: Perché gli oggetti, immersi parzialmente nell’acqua, appaiono piegati? Perché la stella Canopo appare più grande quand’è vicina all’orizzonte, mentre la mancanza di umidità nei deserti meridionali esclude che ciò possa spiegarsi a causa dell’umidità? Qual è la causa dei punti neri che sembrano danzare davanti agli occhi?
Studiare Federico II è come quando torni da un lungo viaggio. Prima di tornare a casa, rimani in silenzio e rifletti sui ricordi fasciati nella memoria per tenerli vicini. Non voglio lasciar andare il mio rapporto burrascoso con Federico II. La verità è la passione per gli Angiò che vengono dopo di lui. Mi sembra di tradire la mia regina Giovanna I. Ma la percezione di un universo enciclopedico che ruota attorno alla stessa enciclopedica curiosità di Federico resta e l’ammirazione copre ogni cosa…
I quesiti federiciani di fisica e di ottica sono la testimonianza di un clima che respirano anche i matematici arabi. Nel 1225, Leonardo Fibonacci dedica a Federico II il Liber quadrato rum, Michele Scoto porta in circolazione nel Regno i trattati scientifici di al-Fargani, opere persiane, babilonesi, indiane ed arabe, accanto a grammatici greci e latini: Arato, Fulgenzio, Nisidio, Marziano Capella.
E c’è Napoli, un sogno, un’idea, un progetto. Una nuova realtà da fondare contenuta nella sua Encyclica, sine scientia mortalium vita non regitur liberaliter. L’incredibile progetto Università deve affrontare varie difficoltà, ma Federico ha menti eccelse: ci sono ventuno docenti di diritto del calibro di Terrisio di Atina o Gualtiero d’Ascoli o Maestro Martino o Nicola di Rocca.
L’Encyclica del 1232, è indirizzata ai magistri in philosophia docentes e accompagna quosdam libros sermones et mathematicos scritti in greco ed in arabo da Aristotele e altri filosofi, e tradotti in lingua latina per volontà dell’imperatore. È un programma, un manifesto mentale di grande rilievo. Federico afferma che i suoi armadi sono stracolmi di libri scritti in tutte le lingue, custodisce con affetto speciale i testi di filosofia e matematica. Ecco la committenza intellettuale contenuta nell’Encyclica: Voi, famosi alunni della filosofia, voi, uomini dotti, che sapientemente traete dalle antiche cisterne acque novelle, voi, che sapete propinare alle labbra degli assetati sorgenti melliflue di scienza, dovete trasmettere alla comune utilità dei giovani questi testi essenziali alla rifondazione della conoscenza.
La verità si avvicina e converte ogni dubbio senza impaccio. La percezione di un uomo straordinario che ha visitato Salerno e le terre circostanti. Non era indeciso nello scegliere la direzione. Eppure, le incertezze sono racchiuse nelle domande poste agli intellettuali della sua corte. E il sogno di Napoli che sarebbe rimasto impresso nella Storia, da ammirare con un affetto speciale perché l’Università avrebbe portato il suo nome. L’amicizia tra Federico e la città di Napoli, così distante ma così chiara. È una connessione preziosa per entrare nella storia di Federico II, sentire l’odore delle strade vicino l’Università, innamorarsi di un sogno che esiste e fa ricordare chi siamo. La necessità di dire quel nome e muoversi dentro l’Università degli Studi di Napoli Federico II perché i viaggi della mente non sono mai immobili.
- CC BY-SA 4.0 . Università degli Studi di Napoli Federico II






