di Claudia Izzo-
Il 19 settembre 1959 Giancarlo Siani nasce a Napoli, vi muore il assassinato il 23 settembre 1985. E’ Giancarlo il cronista abusivo, senza contratto, ucciso a 26 anni dalla camorra.
“Oggi 66 anni ? No io ne ho sempre 26, resto sempre giovane e sorridente ma solo nel ricordo di chi mi ha conosciuto.
Questa è la mafia, toglie futuro, ti ruba la vita, i sogni, le opportunità.
Dopo 40 anni sono cambiate tante cose, ma la mafia esiste ancora. E’ cambiata certo, ma esiste e purtroppo fa breccia nel mondo degli adolescenti che scelgono la strada della violenza e della sopraffazione.
Bisogna fare di più, serve più prevenzione.
Si ritorni a parlare di gentilezza, di mitezza, di educazione ai sentimenti,
In un mondo in cui i conflitti sembrano inevitabili e spesso degenerano in violenza, la mitezza rappresenta una risorsa preziosa per la convivenza democratica. Il mite non è indifferente, ma è colui che sa porsi dei limiti, che riconosce i diritti altrui e che rifiuta ogni forma di violenza. In questo senso, la mitezza è una virtù civile, necessaria per la costruzione di una società giusta e pacifica e senza le mafie.
E’ necessario oggi più che mai offrire ai ragazzi figure di riferimento a cui ispirarsi e non possono essere certo i personaggi di Gomorra o di Mare Fuori i loro riferimenti, piuttosto lo siano Giancarlo, Pippo Fava, Peppino Impastato, Marcello Torre.
Qualcuno racconti ai nostri ragazzi queste vite spezzate ingiustamente, perche raccontare la mafia da parte degli sconfitti è un urgente obbligo civile.
Da Ludovica, Gianmario, Paolo”
E’ questo il post che Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, regala ai social nel ricordo del fratello, il giorno del suo compleanno. Un pensiero intimo condiviso da tutti coloro che, a quel tempo e dopo, hanno visto in Giancarlo un esempio, misto di bravura ed estremo coraggio.
“Era il 10 Giugno 1985, 39 anni fa, quando Giancarlo Siani pubblica sul Mattino un pezzo in cui accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia” di voler spodestare e vendere alla Polizia il boss Valentino Gionta. Proprio queste rivelazioni pubblicate in quel 10 giugno 1985 che il giovane giornalista napoletano si era procurato da un amico carabiniere, insieme alle sue inchieste sulla commistione tra politica locale e criminalità organizzata negli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980 nei dintorni del Vesuvio, indussero la Camorra a farlo fuori. Siani scrisse che l’arresto del boss Gionta, a Marano di Napoli, avvenne grazie alla soffiata che esponenti del clan Nuvoletta fecero ai carabinieri, il prezzo che i Nuvoletta pagarono al boss Bardellino per un patto di non belligeranza.
La pubblicazione dell’articolo creò un caos nel clan Nuvoletta che agli occhi degli altri boss partenopei e di Cosa Nostra facevano la figura degli infami, di coloro che andando al di là del codice d’onore della mafia, collaboravano con la Polizia. La camorra decise allora che il giovane giornalista doveva essere ucciso. Morirà il 23 settembre 1985 sotto casa sua, nel quartiere napoletano dell’ Arenella, alle ore 20.50 mentre era nella sua Citroen Méhari con capote in tela. Colpito ben dieci volte alla testa da due Beretta 7.65.” (https://www.salernonews24.it/2024/09/23/larticolo-del-10-giugno-1985-che-inchiodo-la-camorra-e-causo-la-morte-del-suo-autore-siani/)
Stasera, nel giorno dell’omicidio, in prima serata “Quaranta anni senza Giancarlo” è il docufilm, che si inserisce nelle iniziative della Fondazione Giancarlo Siani, de il Mattino e delle istituzioni cittadine, che sarà trasmesso su RAI3, prodotto da Combo International, in collaborazione con Rai Documentari. Scritto da Pietro Perone, (autore di “Giancarlo Siani. Terra nemica” Edizioni San Paolo) e Filippo Soldi, che ne firma anche la regia, il docufilm vanta la partecipazione di Toni Servillo, che legge alcuni stralci degli articoli di Giancarlo, agli studenti del liceo Giovanbattista Vico, frequentato da Siani. Tra depistaggi vari, il delitto rimase irrisolto per ben otto anni fin quando nacque il “Pool Siani”, gruppo formato da giovani giornalisti, poliziotti e magistrati che contribuirono alla riapertura del caso.
Intanto, l’opera “Giancarlo Siani” dell’artista ebolitano Nicholas Tolosa, campeggia all’Ordine dei Giornalisti della Regione Campania.
