Nel Rione Sanità don Antonio Loffredo ha sconfitto la camorra a fianco dei giovani, nasce La Paranza.
di Mariapia Vecchione-
Sculture in marmo prendono vita: dalla raffigurazione di Papa Benedetto XVI spogliato delle vesti religiose, alla reinterpretazione della Venere, trasandata dai segni del tempo, una contemporaneità artistica che per lo scultore ciociaro Jago – pseudonimo di Jacopo Cardillo – sono la sintesi di un lavoro che trova la luce nei vicoli di Sanità, a Napoli.
L’artista poliedrico e realista, da New York si sposta nel mondo, ma è lo sguardo di speranza di don Antonio Loffredo, per vent’anni parroco rivoluzionario del Rione Sanità, che permette all’arte di Jago di sconfinare in quel quartiere napoletano dove la camorra era l’unica legge.
Nelle arterie pulsanti del quartiere Sanità a Napoli, nasce nel 2023 Jago Museum: in una sintesi mai prima immaginata, le opere marmoree si fondono fra le mura artistiche della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, riqualificata per accogliere il pubblico: «A Napoli ho compreso cosa vuol dire fare scultura grazie a Padre Antonio Loffredo, il quale togliendo il superfluo arriva all’essenza delle persone, – dichiara Jago – accendendo una luce nei cuori e aprendo una porta nei luoghi. Con un puro spirito di condivisione egli restituisce dignità e funzione a chi è abbandonato, lo fa con le persone e con i luoghi».
In un quartiere dove dilagava la violenza, la povertà e tutto era sotto il controllo dei clan Sequino e Vastarella, il prelato ribelle e visionario unisce i giovani, strappandoli alla malavita e dimostrando loro che la cultura è un’opportunità di cambiamento vero.
È proprio dal dialogo e dall’ascolto instaurato con 70 ragazzi che don Antonio Loffredo crea nel 2006 La cooperativa La Paranza, un progetto che mira al recupero artistico e storico del patrimonio Sanità, riuscendo a stravolgere anche il significato materiale di Paranza, per indicare i gruppi giovanili napoletani: mentre i gruppi di ragazzi definiti Paranze dallo scrittore Roberto Saviano sono un’unione che genera forza negativa, la coesione giovanile di don Antonio ha una forza tale da far nascere progetti lodevoli.
Un esempio virtuoso, che passa alla storia attraverso la serie tv Noi del Rione Sanità, andata in onda questo novembre su Rai Uno, che si ispira all’omonimo libro nel quale Antonio Loffredo racconta la trasformazione delle coscienze giovanili; una rivoluzione che ha donato speranza ad adolescenti senza sogni, senza desideri, oggi impegnati a lavorare nel turismo culturale.
Il museo di Jago ha accolto nella sola prima apertura al pubblico circa 5000 visitatori: è l’esempio di come il talento di un parroco, missionario di fiducia nel prossimo, si mescola al talento del cosmopolita Jago.
E’ proprio l’artista ciociaro che a Napoli ha trovato anche l’ispirazione per la sua opera che oltrepassa la storia dei tempi, istallata in un altro luogo di culto della Sanità, il piccolo oratorio della Basilica di San Severo fuori le mura. L’opera in questione è il Figlio Velato; trascendentale continuità con la delicatezza scultorea del Cristo Velato della suggestiva Cappella Sansevero.
Circondato dai suoi ragazzi, don Antonio spiega: «Jago sa bene che un’opera d’arte ha bisogno di vivere nella forza di un contesto. La basilica di San Severo fuori le mura è viva ed è parte di quella straordinaria stratificazione della storia che al Rione Sanità crea assemblaggi grandiosi e densi di significato, che esaltano il valore dell’uomo, seppure nel bel mezzo della sua rovina. Dopo l’istallazione del Figlio Velato è accaduto un fatto di ordinaria e straordinaria bellezza: Jago ci chiede di voler vivere e lavorare con noi al Rione Sanità. Ci ricordiamo della luminosa e vezzosa architettura della chiesa di Sant’ Aspreno ai Crociferi come possibile sua “casa”».
Quando Jago ha visto il futuro nel quartiere napoletano, la chiesa dimenticata di Sant’Aspreno è diventata il suo atelier. Nel complesso religioso a porte chiuse, l’artista ha regalato, all’intera Sanità, La Pietà, facendo emergere dal marmo scolpito, l’espressione della fragilità umana: la continuazione Michelangiolesca.
E se l’artista stesso pensa che i progetti più grandi siano stati portati a termine dalle persone normali, allora la missione religiosa di Padre Antonio Loffredo è l’insegnamento più semplice che lascia ai giovani della Paranza e alla Sanità: la camorra non fa paura, se si costruisce un ideale.
