Vico, Vatolla e le autocrazie

– di Gaetanina Longobardi

Ma gli uomini son disposti a usare umanità ove dal benefizio vedendo ridondar loro alcuna propria utilità. Dipoi i Forti non s’inducono a spogliarsi degli acquisti che per forza; e quantunque per forza, non ne rilasciano se non se ‘l meno che essi possono, e pur tratto tratto, non tutto insieme. Vico descrive i Principi delle prime Repubbliche Aristocratiche con chiarezza nel capo XXIV e io oggi sono nel Cilento, in particolare proprio a Vatolla, una delle frazioni del comune di Perdifumo da cui dista circa 6 km e fa parte del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Visitare Vatolla e amare il Cilento è facile ed è sul bordo di ogni mio ricordo. Riconosco le strade, le case, persino le onde del mare sono familiari. Partendo da Paestum, superate Agropoli, Santa Maria di Castellabate, San Marco ed Acciaroli con la sua chiesa «dell’Annunziata » e i ruderi di una torre, attraversando il vallone Iandoli si giunge a San Mauro Cilento, che prende il nome da un monastero certosino dedicato a questo santo di cui purtroppo non vi è più che il ricordo. Vi troviamo invece la chiesa « di Santa Sofia », che viene eretta per desiderio di Dionisio Mazza, uno degli scampati da Costantinopoli nel 1453. ​Sulla sinistra vi è una strada che porta a Serramezzana, fondata intorno al X secolo con la frazione di «Capograssi», feudo della famiglia Mastelloni di Salza; sino alla fine del secolo XVIII esistevano dei ruderi del «castello» ducale.

​Si incontra poi una piccola strada che porta a Stella Cilento, ricordata col nome di « Porcili» sino al 1038 e, proseguendo, Omignano, di cui si hanno notizie sin dal secolo 1047, seguita da Sessa Cilento. L’antichissima Vicus Vatolanus, la cui «Parrocchiale», costruita sui ruderi di un tempio pagano, conserva nell’interno alcune pregevoli tavole di discepoli di Andrea da Salerno. Notevole è anche il « Palazzo Vargas»,​di architettura rinascimentale, dove visse per un certo tempo Giambattista Vico, che fu aio dei figli del Vargas: vi si conservano alcune suppellettili dello studio del grande filosofo ed una biblioteca con opere rarissime, tra cui alcune di Aristotele annotate dal Vico.

Giuseppe Ferrari scrive della Prima Scienza Nuova del Vico che essa è il più grande fenomeno nella storia del genio. Io amo la seconda versione dell’opera, sebbene Vico tenga più alla prima. Trovo quella direzione delle ricerche, il modo della loro coordinazione e quel positivismo critico che mi ossessiona. Ricercare un fatto, subirlo. Formulare un principio su un dato numero di osservazioni. Accettare la presenza di un nuovo fatto che rompe la logica del principio. Accettarla. La logica è difficile da tenere a bada, ma la verità ne esce sempre vincitrice.


Giovan_Battista_Vico

Ecco le intuizioni di Vico, nonostante non abbia gli strumenti della ricerca. Nella vita di Giambattista Vico scritta da lui medesimo: Il signor Giambattista Vico nacque in Napoli l’anno 1670 da onesti parenti. Nel XVIII secolo una vera e propria biologia non esiste, l’etnologia è in fasce, la filologia comparata è sul nascere.

Siamo nel Sud dell’Italia, ma non siamo lontani dalla guerra in Ucraina. Vico avrebbe analizzato le nuove autocrazie, senza stupirsi. Le nuove autocrazie che non sono governate da un singolo individuo, ma da raffinate reti che poggiano su di strutture finanziarie cleptocratiche con complesso di servizi di sicurezza, militari,paramilitari e polizia, esperti di tecnologia che forniscono sorveglianza, propaganda e disinformazione. I membri di queste reti sono connessi non soltanto tra loro in una data autocrazia, ma anche a network presenti in altri paesi autocratici, e a volte nelle stesse democrazie.

Vico avrebbe osservato che tra gli attuali autocrati ci sono personaggi che si definiscono comunisti, monarchici, nazionalisti e fautori della teocrazia. In una delle sue orazioni come professore di retorica presso l’Università di Napoli, avrebbe messo in guardia sull’obiettivo delle autocrazie: privare i cittadini di qualsiasi influenza reale o della possibilità di far sentire la propria voce. Tali autocratici sono veri e propri gruppi di uomini che condividono un rapporto brutalmente pragmatico con la ricchezza e sfruttano qualcosa di meno tangibile del denaro: l’impunità e la convinzione – comune tra gli autocrati più determinati – che il mondo esterno non possa toccarli, che i punti di vista delle altre nazioni non contino.

Gli autocrati di oggi differiscono sotto molti aspetti dai loro predecessori. Ma gli eredi, i successori e gli emuli di questi leader e pensatori, per quanto variegate siano le loro ideologie, hanno in realtà un nemico comune. Quel nemico siamo noi. Il loro nemico è il mondo democratico, «l’Occidente», la NATO, l’Unione europea; il loro nemico sono gli oppositori interni democratici, e le idee liberali che li ispirano (la legge è una forza neutrale, non soggetta ai capricci della politica; tribunali e giudici indipendenti; l’opposizione legittima; i diritti di parola e di riunione possono essere garantiti; possono esserci giornalisti, scrittori, pensatori indipendenti). Gli autocrati odiano questi princìpi perché minacciano il loro potere.

Ricordo il 24 febbraio 2022, quando la Russia lanciò un attacco su vasta scala contro l’Ucraina. Vico avrebbe descritto la teoria dei corsi e ricorsi storici. Fatti analoghi che si ripresentano, come le difficoltà, le occupazioni, le guerre.

Forse sarebbe rimasto in silenzio, ma non lo credo.

Perché l’aggressività russa va oltre il bestiario degli uomini. Putin sperava non soltanto di acquisire nuovi territori, ma anche di dimostrare al mondo che le vecchie regole di comportamento in ambito internazionale non valgono più.

Fin dai primissimi giorni di guerra, Putin e i vertici della sicurezza russa

misero ostentatamente in mostra il loro disprezzo per il linguaggio dei diritti umani, la loro inosservanza del diritto bellico, il loro scherno per il diritto internazionale e per i trattati che essi stessi avevano firmato. Arrestarono funzionari pubblici e leader civili: sindaci, funzionari di polizia, impiegati statali, direttori di scuola, giornalisti, artisti, direttori di musei. Costruirono camere di tortura per i civili nella maggior parte dei centri che avevano occupato nell’Ucraina meridionale e orientale. Rapirono migliaia di bambini, strappandone alcuni alle loro famiglie e prelevandone altri dagli orfanotrofi, diedero loro nuove identità «russe» e impedirono loro di tornare a casa. Presero deliberatamente di mira il personale di soccorso.

Putin pensava che non sarebbe stato chiamato a rispondere di questi

crimini, e che avrebbe vinto facilmente, sia perché sapeva pochissimo

dell’Ucraina attuale – era convinto che non si sarebbe difesa –, sia perché si aspettava che le democrazie si inchinassero ai suoi desideri.

Le decisioni assunte a Washington, Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles e

Varsavia – per non parlare di Tokyo, Seul, Ottawa e Canberra –

all’indomani dell’invasione del 2022 dimostrarono inizialmente che Putin si sbagliava. Il mondo democratico impose subito dure sanzioni alla Russia, congelò le sue proprietà statali ed espulse le sue banche dai sistemi di pagamento internazionali. Un consorzio di oltre cinquanta paesi fornì armi, informazioni e denaro al governo ucraino. Svezia e Finlandia, che per decenni si erano entrambe mantenute politicamente neutrali, decisero di entrare nella NATO.

Purtroppo ancora non è finita. La sfida non è soltanto con la Russia. La sfida è contro le autocrazie in Cina (Xi Jinping aveva espresso il suo appoggio all’invasione da parte di Putin), in Iran (l’Iran esportò in Russia migliaia di droni letali), nella Corea del Nord che forniva munizioni e missili, nella Bielorussia che consentì alle truppe russe di utilizzare il suo territorio, comprese strade, linee ferroviarie e basi militari, in tutti gli altri stati autocratici come Turchia, Georgia, Kirghizistan e Kazakistan, tutti stati illiberali e con legami d’affari con il mondo autocratico, che aiutarono l’industria della difesa russa a eludere le sanzioni e a importare macchine utensili ed elettronica.

Vico sottolinea che i sistemi politici cambino.

In questo 2026, l’autocrazia non è un tratto genetico, non sono particolari culture, lingue o religioni a produrlo necessariamente. Nessuna nazione è condannata per sempre all’autocrazia, proprio come a nessuna è garantita la democrazia.

La Russia rappresenta una cleptocrazia autocratica pienamente sviluppata, uno stato mafioso costruito e gestito con la finalità esclusiva di arricchire i suoi capi. I veri beneficiari del sistema sono gli oligarchi, le cui fortune dipendono dai loro rapporti politici.

Molto grave è anche la responsabilità del ruolo delle istituzioni occidentali legittime, aziende, avvocati e politici che rendono possibili le sue operazioni.  Una vera e propria connivenza per Putin! Ad esempio, le banche tedesche che chiudono gli occhi di fronte ai miliardi di denaro contante derivante dal traffico internazionale di droga. Purtroppo anche in Italia ci sono doppi criteri di democrazie occidentali, che predicano valori liberali in patria e sono felici di contribuire a costruire regimi illiberali in qualunque altro posto.

Nel capitalismo russo, le banche sembrano banche, ma non lo sono. Perlopiù garantiscono il riciclaggio del denaro.

Io resto un altro giorno a Vatolla. Mi vengono in mente le parole di Vico: Andava egli frattanto a perdere la delicata complessione in mal d’etisia; ed eran a lui in troppe angustie ridotte le familiari fortune, ed aveva un ardente desiderio di ozio per seguitare i suoi studî, e l’animo abborriva grandemente dallo strepito del foro; quando portò la nuova occasione, che dentro una libreria monsignor Geronimo Rocca, vescovo d’Ischia, giureconsulto chiarissimo, come le sue opere il dimostrano, ebbe con esso lui un ragionamento d’intorno al buon metodo d’insegnare la giurisprudenza; di che il monsignore restò così soddisfatto, che il tentò a volerla andare ad insegnare a’ suoi nipoti in un castello del Cilento di bellissimo sito e di perfettissima aria, il quale era in signoria di un suo fratello, signor don Domenico Rocca (che poi sperimentò gentilissimo suo mecenate, e che si dilettava parimente della stessa maniera di poesia), perchè l’avrebbe dello in tutto pari a’ suoi figliuoli trattato (come poi in effetto il trattò): ed ivi dalla buon’aria del paese sarebbe restituito in salute ed avrebbe tutto l’agio di studiare.

​Così egli avvenne, perchè quivi avendo dimorato ben nove anni, fece il maggior corpo degli studî suoi.

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