di Gaetanina Longobardi-
Novi Velia è un comune italiano della provincia di Salerno. È posto nell’alta valle del torrente Badolato, lungo la strada provinciale che da Vallo della Lucania porta al monte Gelbison e al suo santuario. Una profonda incidenza ha questo luogo per ogni studioso di storia: Novi Velia rimane aderente al tema medioevale con intraprendenza e una vigorosa visione della realtà. Che bello avvertire la presenza del mondo profondamente cristiano! Novi Velia si lega alla nostra cultura, alle tradizioni, ai valori esemplari.
Una presenza importante è il santuario «della Madonna di Novi Velia» che è in cima al monte Sacro. Le origini di questo santuario, che risalgono al 1323, sono circondate da una leggenda secondo la quale mentre lo si stava costruendo bastava che i pastori si riposassero qualche giorno per trovare l’indomani tutto il lavoro distrutto finché, una notte che si erano recati sul monte per inseguire un agnello smarrito, la Vergine apparve loro e disse che desiderava che la chiesa fosse consacrata agli Angeli.
I pellegrini, ogni anno, in estate, si recano in processione al santuario, portando un Gesù Bambino di cera. Una spiritualità che riflette eventi passati: recarsi in un santuario, compiere un pellegrinaggio per implorare un intervento miracoloso o ringraziare un santo o una santa per la sua intercessione sono pratiche comuni nell’Occidente medievale.
Altro monumento di grande interesse è «il castello» eretto presumibilmente in epoca longobarda, intorno al secolo XI, ma trasformato in palazzo baronale nel 1323 da Tommaso Marzano duca di Sessa, conte di Squillace, principe di Rossano, barone di Novi e maresciallo di Sicilia.
Il maniero era così ben fortificato, con robuste torri, che si sospettò che la sua trasformazione potesse essere una scusa! Sia i principi di Salerno, che Carlo II d’Angiò nel 1340 si preoccuparono di far sospendere i lavori. Alla fine del secolo XIV assunse le funzioni di una vera fortezza.
Nel 1496 Federico d’Aragona lo donò a Berlingiero Carafa, e questo nel 1509 lo diede in dote alla figlia Giulia che sposò il duca di Monteleone, Camillo Pignatelli, i cui successori lo tennero sino al 1614.
La dimora patrizia ebbe il suo momento di splendore quando il feudo appartenne al duca Ettore Pignatelli di Monteleone, che fu Gran Connestabile e Grande Ammiraglio del Regno di Sicilia: fu poi da questi venduto al barone Giacomo Zattera la cui famiglia ne rimase in possesso quasi ininterrottamente sino al 1806. Quando don Ottavio ebbe da Carlo III di Borbone il titolo di marchese, il castello fu da lui trasformato in palazzo gentilizio.
Poi, come scrive lo studioso Armando Ciollaro: «Dagli eredi dell’ultima discendente marchesa Emilia Zattera, morta in Novi Velia nel 1902, fu venduto nel 1932 a tre famiglie di Novi che trasformarono completamente il castello adibendolo a civili abitazioni; mentre la Torre antica, con il terrazzo adiacente, con atto del 9 maggio 1930, fu donata dalla famiglia Zattera al comune di Vallo della Lucania, succeduto al comune di Novi perché ne conservasse le vestigia». Un incendio nel 1919 distrusse in parte l’ala settentrionale del palazzo.
Novi Velia è la nostra storia da preservare, è il panorama annesso alla storia in un rapporto strutturale di compenetrazione reciproca tra potere laico e clero secolare. Da visitare con coscienza per la necessaria comprensione, ma anche da esplorare tutto d’un fiato. È assente un orientamento egemonico, è priva di una prospettiva unilaterale. Nella storia novese, si riscontra una molteplicità di rapporti storici che riesce a provocare l’interesse con considerazione in una coesistenza dinamica di solida base di ricerca e analisi.
Nella «Parrocchiale» di Novi Velia si conserva una importante tavola di Andrea da Salerno raffigurante Santa Lucia: la sensazione di un passato dal significato profondo nell’importante polittico.
Il solido profilo di vita vera che amo e a me viene in mente una poesia di Franco Buffoni: Come un polittico. Come un polittico che si apre / E dentro c’è la storia / Ma si apre ogni tanto / Solo nelle occasioni, / Fuori invece è monocromo / Grigio per tutti i giorni, / La sensazione di non essere più in grado, / Di non sapere più ricordare / Contemporaneamente / Tutta la sua esistenza – / Come la storia che c’è dentro il polittico / E non si vede – / Gli dava l’affanno del non-essere stato / Quando invece sapeva era stato, / Del non avere letto o mai avuto. / La sensazione insomma di star per cominciare / A non ricordare più tutto come prima, / Mentre il vento capriccioso / Corteggiava come amante / I pioppi giovani, / Fino a farli fremere.
Immagini del sito ufficiale del comune di Novi Velia






