Salerno, la culla dell’antico trattato sulla sessualità

di Gaetanina Longobardi-

La Scuola Medica Salernitana nasce intorno al IX secolo (tra gli anni 800 e 900), quando Salerno si staccò definitivamente dal ducato longobardo di Benevento ed ebbe vita indipendente e sovrana fino alla conquista normanna. Le sue origini precise non sono del tutto certe e sono avvolte tra storia e leggenda. Molti storici ritengono che abbia iniziato a svilupparsi gradualmente grazie all’attività dei monasteri e dei medici di Salerno, diventando poi la più importante scuola di medicina del Medioevo europeo.

Ma se passi ogni estate della tua infanzia ad Ascea Marina, ti capita di cercare qualche moneta di Velia e farti qualche domanda. Il Cilento è sul bordo di ogni mio ricordo perché avevo casa sotto la Torre di Velia e l’audacia con cui visitavo Velia mi ha seguito anche negli studi e nelle ricerche. E la realtà non resta cristallizzata in un unico tempo reale, ti segue per presupporre ispirazioni e farti domande.

La Scuola Medica Salernitana sorge come ipotesi in un percorso locale che risalirebbe addirittura all’eleate Parmenide, del V secolo a.C. e ai suoi discepoli e successori. Nella Grecia arcaica, classica ed ellenistica, esistono centri di studio e di cura delle malattie. Il più noto è a Cos, la patria di Ippocrate.

Velia-Elea (Velia è il nome latino, di origine italica, della città, Elea è il nome dato dai Greci di Focea alla città quando la fondarono) fu una colonia greca fondata verso il 540 a.C. dai Focei nel golfo di Salerno. La colonia conservò la sua grecità e una certa autonomia per tutto il periodo della dominazione romana. Di essa fu il legislatore, Parmenide, il massimo rappresentante della scuola filosofica eleatica. Ed è Parmenide l’ispiratore, se non proprio il fondatore, della scuola medica.

La riscoperta di Velia è stata opera essenzialmente del XX secolo e il nome caro a ogni Asceota è Pietro Ebner. Un geniale dilettante di numismatica, archeologia e storia antica e medievale, un medico del posto. Egli già in un articolo del 1951 aveva cercato di dimostrare che la presenza su monete di Velia del pentagono stellato, ricollegabile alle comunità pitagoriche, faceva pensare a un’eteria velina, una sorta di circolo accademico-misterico di ispirazione pitagorica, diverso da quello di Crotone e di altre località greche! L’opera di Ebner da tenere in riferimento fu Monete veline col pentagono stellato ed eterie pitagoriche, poi i nuovi ritrovamenti cambiarono gli eventi. In particolare, le iscrizioni mediche nell’area velina indussero Ebner a postulare l’esistenza a Velia di un Collegio medico e di una scuola di medicina fondata da Parmenide.

L’ipotesi di Ebner venne accolta con scetticismo, ma nuovi saggi hanno contribuito con ulteriori osservazioni. La partita è aperta e non siamo nemmeno ai tempi supplementari: la Scuola medica velina è in relazione con la Scuola medica salernitana del Medioevo?

Della tradizione medica salernitana nell’antichità non esiste nessuna esplicita e precisa testimonianza, ma solo indirette attestazioni. La prima è fornita da Orazio, Epistola I 15 diretta all’amico Numonio Vala per chiedere notizie su Velia e Salerno, dove il medico Antonio Musa gli ha consigliato di recarsi per curare i suoi acciacchi con i bagni freddi (mentre gli ha proibito Baia, dove si facevano i bagni di acqua calda).

Purtroppo occorre prudenza nella metodologia delle fonti e non si può attribuire alla testimonianza di Orazio una interpretazione troppo spinta su un terreno incerto. La stessa cautela va adottata per l’iscrizione funeraria rinvenuta a Salerno e oggi collocata, in marmo, all’ingresso del Museo Provinciale della città. L’epigrafe ricorda un medicus clinicus, Tiberio Claudio Diogene, figlio di Diogene, vissuto in età neroniana o poco successiva. Tuttavia, questa singola testimonianza non è sufficiente a dimostrare l’esistenza di una corporazione medica né, tantomeno, di una vera e propria scuola di medicina nella Salerno di epoca imperiale.

Alcuni punti risultano sufficientemente provati, come il ruolo di Parmenide nel settore medico e l’esistenza di una Scuola di medicina a Velia, altri non lo sono e attendono eventualmente ulteriori dati da nuove ricerche: questo vale sia per l’esistenza di una Scuola medica a Salerno in età romana e di una sua relazione con quella di Velia, che sicuramente esisteva, sia per il non documentato passaggio in Salerno da una scuola medica antica a quella che poi sorgerà in età medievale.

Poi c’è il fascino della dominazione bizantina in Salerno che va approssimativamente dal 536 d.C. al 646. Nel 646, Salerno fu strappata ai bizantini dai longobardi e annessa al ducato di Benevento. Come sostiene Venturino Panebiano, in quell’ultrasecolare dominazione bizantina, erede della tradizione medica greca, si trovano le origini della futura Scuola medica di età longobarda.

Aiuta la consapevolezza delle copie dei testi antichi, un immenso patrimonio di scritture e di cultura. Un maestoso crescendo di studi e di edizioni di codici altomedievali di tradizione manoscritta greca e latina riguardanti la medicina antica e probabilmente redatti in uno scriptorium salernitano.

Il pensiero va a Cassiodoro che, nel secondo decennio del VI sec., fu uno dei Correttori della Lucania e del Bruzio, con probabile sede a Salerno oltre che a Reggio Calabria. Nel “Vivarium” di Cassiodoro a Squillace, in Calabria, furono sicuramente coltivati gli studi dell’antica medicina, sia direttamente sui codici greci, sia su quelli fatti tradurre in latino dai suoi monaci. Testi come in traduzione latina dal greco Passionarius di Garioponto, una sorta di summa della medicina greca scritta in latino volgare a uso scolastico. E il Codice Vaticano Greco 300 del secolo XII, che contiene una raccolta di letteratura iatrosofistica italo-greca.

Come racconta Marc Block nelle sue indagini sulla mentalità, l’analisi storica deve incontrarsi con discipline diverse, quali la linguistica, la geografia storica, l’enografia, l’antropologia, la sociologia e persino la sessuologia. Quasi tutti i Padri della Chiesa considerano l’atto sessuale come conseguenza del Peccato. Sant’Agostino, invece, spiega che Dio ha previsto, per Adamo ed Eva, la possibilità di avere, in Paradiso, dei rapporti carnali senza colpa e senza vergogna, ma che loro non hanno sfruttato quella possibilità perché, prima della Caduta, i genitali, come tutte le altre parti del corpo, ubbidivano interamente alla loro ragione e alla loro volontà. Solo dopo la cacciata dal Paradiso ebbero il primo rapporto sessuale.

​A Salerno, tra il 1077 e il 1087, Costantino Africano scrive De coitu, il primo trattato in latino — fortemente influenzato dal pensiero arabo — sull’atto sessuale tra uomo e donna considerato dal punto di vista medico. L’opera fu modificata nel XII secolo da Guillaume de Conches; poi l’insieme degli argomenti fu ripreso e discusso nelle Quaestiones salernitanae. Si legge nell’introduzione: “​Il Creatore, volendo che il genere animale sopravvivesse stabilmente nel tempo e non si estinguesse, ha fatto in modo che si rinnovi con l’atto sessuale e la generazione, cosicchè, riproducendosi, non sparisca del tutto. Perciò ha dotato gli animali di organi naturali espressamente adatti all’uopo, introducendovi una facoltà così mirabile e un piacere così irresistibile che tutti gli animali, nessuno escluso, sono attratti dall’atto sessuale. Infatti se gli animali odiassero l’atto sessuale, il genere animale di sicuro si estinguerebbe”.

​Costantino Africano, sulla scia di Galeno, fa del piacere un incentivo alla procreazione.

Nel seguito del trattato, fornisce dei consigli di igiene sessuale e una guida al benessere, insistendo sulla moderazione. Nella tradizione ippocratica e galenica, i medici ritengono il coito indispensabile per mantenersi in salute.

 

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