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A Roma chiude la retrospettiva su Riccardo Dalisi, il designer napoletano d’adozione che amava le favole

…forse il signor Riccardo ha ragione a pensare che l’architettura sia una specie di fiaba da raccontare ai bambini-. (Alessandro Mendini)

di Claudia Izzo-

Termina oggi, a Roma, presso il Museo MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, la mostra “Radicalmente”, su Riccardo Dalisi, curata da Gabriele Neri con allestimento realizzato da Novembre Studio in collaborazione con Archivio Riccardo Dalisi.

La mostra sul designer e architetto potentino, napoletano d’adozione, premiato due volte con il Compasso d’Oro, venuto a mancare il 9 Aprile 2022, si è snodata in 13 sezioni: Rione Traiano, Geometria Generativa, Progetto come riscatto, Gaudì a Napoli, Global Tools, La sedia del cece, Caro Riccardo, L’opera buffa del Design, Ultrapoverismo, Mitologie, Architettura dell’Imprevedibilità, Architettura viva, Dalisi Napoli oggi.

Grande pioniere e sognatore, Dalisi, protagonista del radical design, capovolge le logiche del progetto, miscela il “disordine creativo”, il gioco, la fantasia, obbliga a ripensare la professione del design e dell’architetto.

E’ lui che nel 1957 lavora con Francesco Della Sala  che gli insegnò “la scontentezza” come metodologia per andare oltre i dogmi; è nel 1962 che dà vita ad una vera sperimentazione sociale con Massimo Pica Ciamarra  con cui apre uno studio; è con lui e con Michele Capobianco che realizza la Borsa Merci di Napoli nel 1964.

Dalisi anticipa il decostruttivismo di Zara Hadid, Frank Gehry e Daniel Libeskind. Nel 1971 apre alla fase della partecipazione portando i suoi studenti di Architettura al Rione Traiano per sperimentare, insieme ai bambini del quartiere, nuove forme espressive. Fa disegnare, creare, cucire, costruire, L’artigianato, l’arte povera prende il sopravvento sulla tecnologia. Proprio Dalisi con sguardo giocoso, mi raccontava di aver ricevuto tantissimo da quei bambini mentre agiva sul terreno dell’avanguardia: la fantasia diveniva strumento di crescita se adeguatamente stimolata. E’ dopo il terremoto del 1980 che Dalisi si dedicherà al “restauro creativo” dei paesi irpini, tra tradizione e innovazione.

 

Nasce così La sedia del cece, la sedia costruita da una bambina con legno di scarto ed una molletta per i panni,  su cui vi adagiò il piccolo legume. Di qui l’idea magica di Dalisi di dare continuità alla fantasia della bambina di Napoli con una collezione inestimabile a cui presero parte esponenti dell’architettura radicale  e di Global Tools: Aldo Rossi, Franco Purini, Giancarlo De Carlo, Paolo Portoghesi, Giancarlo De Carlo, Gae Aulenti, Bruno Munari, Enzo Mari, Andy Warhol, Joseph Beuys.

Questa mostra su Dalisi, accolta nella struttura museale progettata da Zaha Hadid, ci rimanda il profilo di uno dei più anticonvenzionali progettisti italiani degli ultimi tempi, capace di far vibrare le corde dell’anima, catapultando i suoi fruitori in un mondo di materiali di riciclo con tecniche povere, realizzate anche da persone prive di esperienza, per insegnare loro un mestiere (vedasi la sua personalità di spicco tratteggiata sulle pagine di “Casabella”). E’ così che nel 2013 nasce l’Officina Sociale Avventure di Latta, un laboratorio di migranti per la realizzazione di vasi, lampade, gioielli.

E’ il mondo poetico, romantico, fantasioso di Dalisi a rapire in questa mostra al MAXXI ricordandoci quanto egli sia stato non solo un architetto, ma artigiano, antropologo, educatore. E’ tra il 1979 ed il 1987 che Dalisi realizza per l’azienda Alessi una rielaborazione della tradizionale caffettiera napoletana, insieme agli artigiani di Rua Catalana a Napoli, ed ai tecnici dell’Alessi in Piemonte, premiata poi con il Compasso d’Oro.

Ma è l’esercito di prototipi di caffetterie “animate” a rapire la nostra fantasia.

Per chi ha avuto la fortuna di visitare il suo famoso studio in via Calata San Francesco a Napoli, questa del MAXXI  è una trasferta nella capitale dei suoi eroi.

Tutto il mondo di Dalisi è dettato dalla semplicità dei metalli poveri utilizzati, tanto cari al designer: latta, rame, ferro, ottone. In questo mondo la fantasia regna sovrana conducendoci in una favola di bellezza. Quello di Dalisi è un design che invita tutti a sognare ad occhi aperti, sempre. A qualsiasi età, perchè nessuno più di Riccardo Dalisi ci insegna che la passione, l’amore, la fantasia possono davvero tutto.

 

 

 

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